DIARIO DI XSPLORAZIONE_martedì 07.07.2009

DI SELENE STRANGES

Ieri ho ricevuto un invito su facebook da parte dell’associazione Xcape a partecipare ad una escursione di un giorno per visitare e conoscere le lame del territorio barese.
Il loro progetto si chiama Amalalama: si tratta di un progetto di ricerca sul territorio aperto a chiunque avesse voglia e curiosità di parteciparvi.
Finalmente una bella iniziativa!!
E così ho preso parte all’escursione pur non sapendo nulla sulle lame se non la semplice definizione da dizionario:
“depressione del terreno in cui l’acqua si distende e si impaluda”.
In effetti le lame sono proprio questo ma in realtà grazie a questa piccola esperienza di ricerca sul territorio ho imparato che le lame conservano una storia di un valore immenso, una storia celata, nascosta sotto l’indifferenza del disinteresse culturale della nostra epoca.
Per dare il mio piccolo contributo a questa ricerca, data la mia scarsa conoscenza scientifica, ho deciso di raccontare con una pagina di diario e alcune foto questa prima esperienza.

h. 11:00 incontro e partenza da Largo 2 Giugno – Bari-
nonostante l’appuntamento sull’invito era stato fissato alle 09:30 siamo partiti con un leggero ritardo!!!
Siamo un gruppo di 10 persone:
Marco, Andrea, Diego, Roberto, Vito, Marianna, Francesco, Massimo Michele Yoko (il cane di Marco) ed io!
Marco (responsabile del progetto insieme a Patrizia e Adriano) dopo una piccola introduzione, ha distribuito le mappe e ci ha illustrato il percorso che avremmo fatto.
Destinazione Bitritto.

Partiamo da Bari alle 11:00 con 3 macchine e 31 gradi C… il cielo è sereno e il sole già picchia!


h. 11:30 Arriviamo a Bitritto nella piazza del Municipio (P.zza Leone)
Essendo questa un’esperienza di ricerca sul territorio cerchiamo di ricavare delle informazioni sulle lame chiedendo proprio alla gente del posto, un tipo di approccio alla ricerca sempre pieno di sorprese!
Chiediamo a un signore in piazza se fosse disponibile a darci delle informazioni o a proporci un percorso interessante, chiacchiera con noi, ci racconta qualcosa ma alla fine ci indirizza verso Comune, dove si trova un ipogeo, dicendoci che lì avremmo trovato maggiori informazioni.
L’ipogeo è sito sotto la biblioteca del Comune, chiediamo lì informazioni.
Una signora molto disponibile che svolge attività di volontariato un giorno alla settimana proprio nella biblioteca, proprio il Martedì, ci invita ad entrare nell’ipogeo spiegandoci che nella storia di Bitritto innumerevoli sono i fili che legano le vicende del paese a quelle del territorio di cui fa parte.
Perfetto!!!proprio l’argomento che interessa noi: il territorio!
Ci spiega proprio che le prime comunità umane residenti nella zona dell’attuale Bitritto dovevano dunque essere presenti in ipogei carsici, successivamente trincerati e poi agglomerati in villaggi (vici). I resti di questo ipogeo risalgono all’età romana quando fu anche costruita una “villa”proprio nei pressi dell’attuale Castello. Si tratta di resti di torchi e vasche per la lavorazione dell’olio ma anche del vino. Esiste infatti una tesi, già argomentata in passato, secondo la quale l’origine del toponimo di Bitritto deriva proprio dal termine latino “Vitarium” che significa vigneto.

L’importanza di questo insediamento produttivo romano sicuramente era dovuta anche al fatto che era collocato in prossimità del passaggio del decumano massimo del territorio di Bari.
In pratica Bitritto sin dalle sue origini ha sempre tratto le proprie risorse economiche dal territorio attraverso la coltivazione di ulivi e vigneti.

La signora ci narra anche di una pseudoleggenda che racconta l’esistenza di un passaggio sotterraneo che parte proprio dalla zona del Castello e che arriva fino al borgo antico di Bari.
Fino ad oggi nessuno ha mai scoperto nulla di certo ma a noi questa storia ci ha molto incuriosito e avremmo voluto approfondirla.
Il fascino di questi racconti misteriosi stuzzicano sempre l’appetito della scoperta e rendono la ricerca ricca di fascino e curiosità.
Cmq tornando alle lame…questa signora, di cui purtroppo non ricordo il nome, dopo averci spiegato qualcosa sulla storia del territorio ci presenta il signor Giglio, ex professore di lettere, ormai in pensione, che si interessa alla nostra ricerca e che ci sembra abbastanza disposto a darci una mano. Marco prima gli illustra lo scopo e le modalità di questa ricerca e poi chiede consigli sui possibili itinerari.
Il prof Giglio ci propone diversi percorsi interessanti e ce li indica sulla mappa, e poi ci presenta un architetto molto ben informato che a quanto pare fa proprio al caso nostro.
Ci consiglia di visitare la località di Balsignano, interessante anche perché vi troveremo i resti di un casale fortificato e la chiesa rupestre di S. Felice.
Domandiamo prima al sign.Giglio e poi all’architetto Rosario Corti se sono disposti ad accompagnarci per qualche ora così da poterci aiutare a ricavare informazioni utili alla nostra ricerca.
E nel frattempo approfittiamo anche della temperatura all’interno dell’ipogeo: una sensazione di freschezza a cui incominciamo ad affezionarci e che quasi quasi ci dispiace dover lasciare!!
Entusiasti di aver trovato due persone così disponibili ed esperte ci prepariamo a metterci in cammino assieme alle nostre due guide che gentilmente si sono offerte di partecipare a questa esperienza!

Destinazione Balsignano ma un piccolo contrattempo ci fa perdere qualche minuto.
Il ventaglio color arcobaleno di Marianna che si è rotto!!!
E’ il suo dettaglio iconografico per cui non possiamo proseguire oltre senza!!
Ci fermiamo in una piccola bottega di un artigiano del ferro, per vedere se sono in grado di ripararlo.
Ahah scusate questa piccola parentesi ma è un aneddoto divertente, e alla fine il ventaglio ha perso due raggi!! Ma tutto sommato assolve ancora alla sua funzione!

h.12:50 partiamo per la località Baslsignano sulla strada provinciale Bitritto-Modugno
in dieci minuti d’auto arriviamo a destinazione e ci fermiamo in prossimità della chiesa di S.Felice, centro di quel poco che resta della antica località.
percorriamo un piccolo tratto a piedi e ci fermiamo sul declivio della lama Lamasinata per osservare il territorio.
Il prof. Giglio ci spiega che le origini di Balsignano risalgono al X secolo è fu soggetto a numerose invasioni. Fu dominata dai saraceni, dai normanni, e nuovamente distrutta nel XVI secolo dalle truppe francesi e spagnole che si contendevano l’egemonia dell’Italia meridionale.
Si tratta quindi di un territorio che nei secoli ha subito un processo di trasformazione agraria, trasformando numerosi piccoli centri rurali in luoghi fortificati.
Notiamo infatti i resti nei pressi della chiesa di alti muri a secco quasi del tutto distrutti e crollati.
Il nostro architetto, il sign. Rosario, ci fa notare lungo il declivio della lama il fenomeno dei terrazzamenti per la coltivazione in prevalenza di ulivi, che conferisce al paesaggio un fascino particolare ed un aspetto caratteristico.

Per entrare nella chiesa dobbiamo scavalcare un muretto a secco di circa un metro e mezzo ma ne vale davvero la pena! La chiesa ha un fascino incredibile.
Il sign. Rosario è preparatissimo…ci racconta tutto sulla chiesa anche il fatto che questa costruzione risulta per molti studiosi, anche stranieri, di particolare interesse poiché è considerata uno degli esempi più antichi di struttura a cupola pugliese e anche perché nel suo stile, appare come il risultato di una sintesi originale di elementi locali, bizantini e orientali di varia provenienza.

Ai miei occhi la chiesa di S.Felice appare come un gioiellino da dover tutelare, ma ogni volta che cammino in questi luoghi dove la storia racconta tutto ho sempre la sensazione di ritrovarmi sospesa nel tempo in bilico tra i sapori dell’eterno…e approfitto del silenzio della campagna e del cicaleccio ipnotico delle cicale nell’ora di punta di una giornata d’estate per rilassarmi e uscire per un po’ dal flusso caotico della quotidianità…

h.13:45- ritorno a Bitritto per una pausa caffè

ci fermiamo in paese, in un bar per riposarci un po’, prendere un caffè, e rinfrescarci, la giornata è calda e afosa e tutti ci sentiamo un po’ storditi…ma il pomeriggio è ancora lungo e abbiamo ancora voglia di scoprire tante cose!!

Nel frattempo ci hanno raggiunto anche Angela, patrizia e Adriano e dopo aver fatto una bella scorta di acqua fresca ci rimettiamo in cammino.
Destinazione “Ranch”

Durante il percorso in macchina, sulla strada che ci porta al Ranch il nostro architetto, e per fortuna anche nostro cicerone, ci indica la presenza di due chiese rupestri del ‘600. S. Maria del Piano e
S. Maria del Serto,due cappelle, più che chiese, importanti perché in passato svolgevano una funzione politica più che propriamente religiosa in quanto con la loro presenza controllavano il territorio.
S. Maria del Serto è stata ristrutturata circa 8 anni fa, l’architetto Rosario Corti ha seguito i lavori. Ci racconta che questo restauro è stato molto particolare in quanto è stato eseguito in collaborazione con una associazione tedesca formata da una trupp di ragazzi con disagi mentali provenienti da Colonia.
Rosario ci spiega quanto è stato entusiasmante partecipare a questa attività di restauro esponendo anche le varie problematiche legate alla difficoltà della lingua e delle circostanze:
-“un’esperienza incredibilmente formativa, da replicare!”- afferma con gioia.
Una vicenda interessante anche perché tutto il materiale per i lavori non è stato fornito dal Comune bensì è stato donato dalle imprese edili locali (cemento, malte, pitture, attrezzi, tutto)
E conclude la sua storia con una pungente esclamazione dal tono ironico ma anche critico:
“Un restauro che da queste parti se lo sognano!!”

Con l’auto attraversiamo la lama scendendo nel fondo per poi risalire nel punto più alto.
Nel fondo della lama ciò che colpisce maggiormente la nostra attenzione è lo stato di degrado:
detriti di ogni genere sono stati depositati e abbandonati sul letto della lama e allora ci fermiamo a scattare qualche foto per denunciare lo stato di degrado ambientale che dobbiamo sopportare a causa della noncuranza delle parti politiche, della mancanza di una seria cultura ambientalista e probabilmente anche del generale disinteresse dell’indifferenza riguardo alle potenzialità delle risorse turistiche e culturali del nostro territorio.

Arrivati al Ranch chiediamo se possiamo entrare nonostante di giorno sia chiuso, per fortuna la gente da queste parti è sempre molto ospitale e gentile e così entriamo senza problemi.

Il Ranch è un ristorante in stile rustico immerso in un’oasi di verde dove si degustano le specialità di carne della tradizione pugliese e ovviamente dell’ottimo vino!
Questo è il punto più alto della lama dove il panorama è meraviglioso!
Ci troviamo nella contrada S. Giovanni in prossimità della strada provinciale Bari – Bitritto- Cassano.
Chiediamo delle informazioni al proprietario del Ranch, gli chiediamo di raccontarci delle storie legate alla lama e al paesaggio e chiediamo anche di aiutarci a individuare il luogo dove ci troviamo sulla mappa.
Il signor Natalino, il proprietario del ristorante e del terreno circostante parla con noi con molto piacere e disponibilità!
Attraverso le sue storie percepiamo la sua passione per il lavoro e l’amore che ha per la sua terra.
Lui ha 52 anni e fa l’agricoltore da trenta anni e con orgoglio afferma:
“E’ la passione che mi ha portato a costruire tutto questo! Ho comprato questi terreni molti anni fa, ho comprato le piante che ci sono e che ammirate e le ho curate io stesso,questo è il mio lavoro. Io amo la macchia (riferendosi ovviamene alla vegetazione) e mi dispiace vedere che qui nessuno (si riferisce agli enti pubblici) si prende la briga di fare opere di rivalutazione (ambientale) per proteggere le lame”.
E’ stato molto cortese e nel frattempo che esponeva i sui aneddoti ci ha offerto del vino rosso e taralli e ci ha fatto visitare la piccola fattoria con i coniglietti, le caprette, le oche, asinelli,
cavalli e alti animali simpatici!

h.15:00 abbandoniamo il Ranch e ci dirigiamo lungo la lama con le auto,l’architetto ha voluto farci vedere il punto dove il ponte sulla strada di Adefia è crollato, e oggi ricostruito, in seguito
ad alluvioni. E’ curioso notare come la gente adulta ricorda sempre con grande capacità di memoria gli eventi catastrofici.
Proseguendo ci mostra anche il crollo di un secondo ponte avvenuto negli anni ’50 e tutt’oggi in ricostruzione, in questo punto ci fermiamo per una quindicina di minuti, perché sono le tre del pomeriggio e il sole picchia forte sulla testa!!
Rosario ci indica anche una serie di costruzioni abusive tutte in prossimità della lama e non solo, da qui il paesaggio appare molto deludente perché ci sono molte discariche e materiale di ogni genere depositato in enormi quantità.

h.15:30 ritorno in paese

ritornati a Bitritto il nostro architetto Rosario e il professor Giglio ci salutano, dichiarando di aver partecipato e collaborato con molto entusiasmo a questa iniziativa, riconoscendo con ammirazione che effettivamente è bello ma anche raro incontrare dei giovani così intraprendenti e con uno slancio vitale tale da appassionarsi a questo tipo di ricerche.
In realtà siamo noi a ritenerci fortunati perché non ci aspettavamo di incontrare due persone tanto disponibili quanto preparate su molti argomenti!

E così proseguiamo il nostro cammino da soli.
Ma prima un’ altro caffè, un po’ di frutta e tanta acqua!!!sono le 16:00 ed è il momento più caldo di tutta la giornata!!!

h.16:45 da Bitritto ci spostiamo verso Sannicandro per raggiungere la località
C. del Lago dove lasceremo le macchine e proseguiremo attraversando a piedi proprio il letto della lama.
Il cammino è lungo sotto il sole e fa caldo,
allora Marco ha escogitato una saggia strategia:
abbiamo 3 macchine e siamo rimasti in nove, dovendo percorrere circa 2-3Km
all’andata e al ritorno siamo scesi tutti dalle auto e abbiamo fissato quello come punto di partenza (punto A)
Vito, Marco e Adriano sono andati con le macchine fino al punto di arrivo (punto B)
dove hanno lasciato due macchine e sono tornati con una, in questo modo avremmo percorso l’interno della lama solo una volta!

Noi abbiamo atteso sotto gli ulivi un po’ stanchi e in silenzio. Alcuni di noi già si conoscevano con altri abbiamo stretto amicizia quel giorno.
Non so perché ma io ho pensato che di solito il silenzio tra le persone crea un certo imbarazzo invece in quei minuti di silenzio mi sentivo bene e avevo come la sensazione di aver raggiunto con loro un certo livello di “intimità”… ma oltre il silenzio e questa piacevole sensazione non sono certo mancate le battute di spirito!!
In effetti era comunque un po’ che aspettavamo il ritorno dei tre moschettieri e rompendo il silenzio Francesco ha esordito: “ci pensate non tornano!!!”

Per fortuna sono tornati!!!
E a questo punto inizia la parte più difficoltosa e ardua della nostra escursione!
Dal punto A ci incamminiamo verso il punto B attrezzati di mappe e GPS e scorte d’acqua.
Questa volta è Yoko che ci fa da guida!
Ci avviamo lungo un sentiero di pietroline e man mano che proseguiamo il terreno si fa sempre più morbido tanto che riesco ad affondarci dentro il piede.
Camminare è una delle cose che più adoro fare per motivi che mi ricordano esperienze passate…e nonostante il degrado della lama ed una serie di giacimenti di rifiuti, alcuni tratti di percorso manifestavano un considerevole incanto e splendore, un tratto in particolare ha lasciato tutti meravigliati e sorpresi per la bellezza del paesaggio che trasmetteva quasi la sensazione di un
luogo magico.

Dopo un ora e mezza di cammino siamo ancora a metà del percorso, avvertiamo la stanchezza ormai in misura considerevole e decidiamo di fermarci a fare una sosta.

Le nostre gambe sono ridotte in uno stato penoso, piene di graffi.
Ma non importa perché alla fine ci siamo divertiti davvero tanto e ne è valsa la pena!

Arriviamo al punto B alle 20:00 circa e il sole e già basso, e una calda luce d’oro e arancio accompagna verso il silenzio della sera i vigneti e gli ulivi e noi verso casa…

Conclusioni:

le mie considerazioni su questa prima esperienza di esplorazione delle lame nel territorio di Bari non possono che essere positive.
Con queste brevi note su questa giornata ho tentato di descrivere la nostra escursione in modo semplice cercando comunque di raccogliere qualche notizia.
Essendo io studentessa di storia dell’arte forse ho colto più gli aspetti estetici ed esteriori dell’esperienza più che quelli tecnico-scentifici.
Ma al di là di questo ho apprezzato questa avventura soprattutto come un evento non solo formativo ma soprattutto divertente, un’ occasione originale e diversa
per stringere nuove amicizie, condividere esperienze, conoscenze e tanta tanta allegria!!!
In poche e semplici parole:
una splendida giornata!!
Concluco, come nelle migliori tradizioni, con una citazione
Picasso diceva:
“non si ama se non quello che si conosce”
forse dovremmo interessarci di più alla nostra terra e le sue storie, forse proprio attraverso l’amore per la nostra terra riusciremo a tutelare la nostra storia, a comprendere chi siamo e a rispettare le diversità!

Consiglio vivamente a tutti di partecipare alla prossima giornata che si terrà Domenica 12 luglio, questa volta in bicicletta!!!!

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AMALALAMA è una ricerca aperta e partecipata sulle lame del territorio barese.
Nella sezione mappe è possibile scaricare le mappe delle tre esplorazioni

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